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La Sicilia perde occupati e i giovani scelgono la fuga

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La Sicilia ha corso più del resto d’Italia, ma adesso il motore della ripresa comincia a perdere colpi. Dopo quattro anni di crescita, arrivano i primi segnali di frenata: oltre 10 mila occupati in meno nella media dei primi due trimestri del 2026. E mentre gli investimenti pubblici hanno rimesso in moto cantieri e imprese, ogni anno più di 13 mila giovani lasciano l’Isola. È il doppio volto dell’economia siciliana fotografato dalla Svimez al Forum dei Territori di UniCredit, che si è svolto ieri a Catania.
I numeri illustrati dal direttore generale della Svimez, Luca Bianchi, raccontano una ripresa significativa ma ancora fragile e diseguale. Tra il 2021 e il 2025 il Pil siciliano è aumentato del 9,2%, contro il 6,9% nazionale, mentre l’occupazione è cresciuta di circa 180 mila unità. A trainare l’economia sono state soprattutto le costruzioni, con un incremento del valore aggiunto del 38,6%, e gli investimenti dei Comuni, passati da 488 milioni a oltre 1,2 miliardi. Ma la fine del Pnrr rischia di interrompere questa stagione.
Bianchi ha richiamato la necessità di coniugare competitività e coesione. Un concetto sintetizzato nella relazione dall’espressione «Freedom to move = right to stay», libertà di muoversi e diritto di restare. La sfida è creare lavoro capace di trattenere i giovani senza costringerli a cercare altrove un futuro. Il problema è trasformare la ripresa in sviluppo duraturo. Il tessuto produttivo resta frammentato