Caporalato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dieci indagati a Terme Vigliatore. Quattro le misure cautelari eseguite poco dopo l’alba di ieri dai carabinieri. Coinvolti imprenditori del settore florovivaistico e gestori di patronati. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Barcellona, diretta da Giuseppe Verzera, che ha delegato i militari della Stazione di Terme Vigliatore e della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, i quali hanno dato esecuzione a quattro misure cautelari, disposte dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Caristia su richiesta della sostituta procuratrice Dora Esposito, nell’ambito di una complessa indagine sul caporalato e sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel settore florovivaistico di Terme Vigliatore e persino di Milazzo.
Portato alla luce un articolato sistema di sfruttamento lavorativo e di reclutamento illecito e impiego di manodopera straniera. La misura cautelare più grave, quella della detenzione in carcere, è stata eseguita nei confronti del tunisino Salem Mizouri, 48 anni, che risiedeva in contrada Dromo di Furnari, considerato l’uomo chiave che faceva da intermediario e regolava il flusso del mercato della manodopera nei vivai di Terme Vigliatore e dei paesi contigui. Mizouri è stato arrestato a Castelvetrano, dove si era trasferito avendo avuto sentore dell’inchiesta nei suoi confronti. Agli arresti domiciliari, con la prescrizione di non comunicare con persone diverse dai conviventi o da chi li assiste, sono stati invece confinati i fratelli Giuseppe e Salvatore Valenti, 48 e 42 anni, titolari di due vivai, la “Valenti Giuseppe” e la “Hesperidium Group”: sono ritenuti responsabili di aver gestito l’impiego dei lavoratori in condizioni di sfruttamento, insieme a Salvatore Giunta, anch’egli titolare di un’azienda del settore e agli arresti domiciliari, vivaista di 47 anni, residente nella frazione San Biagio di Terme Vigliatore, ai quali viene contestato il reato più grave di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Per le sei persone indagate rimaste in stato di libertà, si contesta invece un reato per il quale non è scattata la misura cautelare: infatti, in concorso tra loro, al fine di lucro, avrebbero compiuto attività dirette a procurare illegalmente l’ingresso e la permanenza nel territorio italiano di lavoratori stranieri. Si tratta dei vivaisti Salvatore Triscari Barberi, 56 anni, originario di Tortorici; Carmelo De Pasquale, 61 anni, originario di Castroreale; Carmelo Anania, 42 anni, di Milazzo. Tra questi, emerge la figura di Anna Lo Bianco, 47 anni, titolare del patronato Inapi con sede a Terme Vigliatore, per un presunto coinvolgimento nella predisposizione e ricezione di documentazione mendace finalizzata all’ottenimento dei nulla osta e dei visti d’ingresso per lavoratori stranieri.






