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Marco Corrao irrompe nella campagna elettorale a Capo d’Orlando

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La campagna elettorale per le prossime amministrative è iniziata da tempo a Capo d’Orlando, la perla del Tirreno che avrebbe bisogno di un cambio di marcia per tornare ad esserlo veramente. Il mondo del web lancia un nuovo volto, anzi è lui stesso a farlo. Si tratta di Marco Corrao, classe ’81, cantautore, musicista, produttore artistico.
«Ma perché non scendi in campo per Capo d’Orlando?»
È una domanda che mi viene rivolta sempre più spesso. Da cittadini, amici, conoscenti. Persone diverse, con sensibilità e idee politiche diverse, anche molto diverse dalla mia.
Una domanda che mi onora, certamente, ma alla quale, prima ancora di rispondere, ne contrappongo un’altra:
Perché dovrei farlo? E soprattutto, per fare cosa?
Per come sono fatto, scendere in campo non potrebbe significare semplicemente candidarsi, metterci la faccia, raccogliere consensi od occupare una casella in una lista.
Significherebbe, prima di tutto, studiare. Analizzare. Pianificare e poi agire.
Significherebbe partire da una valutazione oggettiva dello stato di salute del Comune.
Piani di auto-sostenibilità, programmazione urbanistica, pianificazione territoriale, sviluppo turistico, culturale, mobilità, viabilità, opere di urbanizzazione primaria, reti idriche, comunità energetiche, sostenibilità ambientale, green urbanism, individuazione delle reali necessità della collettività, priorità territoriali, finanziamenti regionali, nazionali ed europei, sistemi di monitoraggio e controllo.
E potrei continuare per ore.
Perché amministrare non significa improvvisare. E governare un territorio non significa semplicemente gestire il quotidiano. Significa avere una visione.
Ma c’è un altro aspetto, per me imprescindibile.
LA SQUADRA.
Non mi piace fare le cose da solo.
Non credo negli uomini della provvidenza, nei trascinatori, nei leader.
Non sopporto i personalismi, le piccole guerre di posizione, le appartenenze elevate a merito e le competenze considerate un fastidio.
Credo nelle persone capaci, nelle professionalità, nel confronto, nel metodo e nella responsabilità condivisa.
E, soprattutto, non mi piace una politica locale che troppo spesso sembra funzionare più sulla base delle conoscenze personali che della CONOSCENZA.
C’è però una cosa che mi colpisce profondamente.
In tutte le occasioni in cui mi è stato chiesto di scendere in campo, l’invito è arrivato dai cittadini.
Mai dalle forze politiche.
E questa, oltre a essere una circostanza che mi onora, è una cosa sulla quale rifletto.
Ogni tanto il dialogo è sempre lo stesso.
«Ma ti hanno cercato?»
«Chi?»
«I politici locali, per metterti in lista!»
E lì sorrido.
Perché, a quanto pare, sarei “troppo schierato”.
Come se avere idee politiche chiare fosse una colpa.
Come se dichiarare apertamente il proprio orientamento fosse un limite, mentre cambiare posizione a seconda della convenienza fosse una virtù.
E allora mi faccio un’altra domanda.
Ma cosa ci entra l’appartenenza politica nazionale o regionale con la capacità di amministrare bene un Comune?
Le strade hanno un colore politico?
L’acqua che manca nelle case è di destra o di sinistra?
Un piano urbanistico funziona meglio se chi lo propone appartiene alla corrente giusta?
Un finanziamento europeo arriva perché conosci qualcuno o perché hai costruito un progetto serio?
Io penso che una comunità debba essere amministrata con competenza, visione, trasparenza e capacità di decidere.
Le idee politiche contano, certamente, ma non possono diventare un alibi per rinunciare al merito, alla qualità e alla capacità amministrativa.
Soprattutto in una realtà dove, troppo spesso, le logiche politiche locali sembrano rispondere a regole tutte proprie. Talvolta persino difficili da comprendere.
E quindi, torniamo alla domanda iniziale: perché dovrei scendere in campo?
Per aggiungere il mio nome a una lista? No, grazie.
Per partecipare a giochi di equilibrio e di potere? Nemmeno.
Per diventare l’ennesimo protagonista di una politica fatta di contrapposizioni personali? Assolutamente no.
Per contribuire a costruire una squadra competente, libera, seria, capace di immaginare la Capo d’Orlando dei prossimi vent’anni?
Quello sarebbe un altro discorso.
Perché non mi interessa una candidatura fine a sé stessa.
Mi interessa un progetto.
Non mi interessa sapere chi sta con chi.
Mi interessa capire chi è capace di fare cosa.
Non mi interessa amministrare il consenso.
Mi interessa costruire il futuro.
E forse il vero problema della politica locale e non solo è proprio questo: si parla troppo spesso di chi deve candidarsi e troppo poco di cosa si vuole realizzare e di come si potrebbe realizzare. Spesso per tattica.
Prima il progetto. Poi la squadra. E solo alla fine i nomi.
Non il contrario.
Perché Capo d’Orlando merita molto più di una campagna elettorale.
Merita una prospettiva”.