Oggi al Senato della Repubblica è passato un emendamento della maggioranza che prevede l’inserimento delle preferenze nella tornata elettorale nazionale sia per l’elezioni del Senato che della Camera dei deputati. Adesso tale emendamento deve di nuovo essere presentato alla Camera dei Deputati in quanto era stato bocciato con il voto negativo dei franchi tiratori della maggioranza. Via libera dell’Aula del Senato all’emendamento unitario della maggioranza che introduce nella riforma della legge elettorale il meccanismo delle preferenze con capolista bloccati.
Tutte respinte le proposte di modifica di opposizione tranne una tecnica di drafting approvata all’unanimità.
I si sono stati 97, 67 i contrari e 2 astenuti. Il testo prevede la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere (pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista) con una una croce segnata accanto a uno dei sei nomi scritti sulla scheda, prevista l’alternanza dal primo nome sotto il capolista. Salta la quota di genere 60 a 40 per i capolista prevista dal Rosatellum.
Un “norma truffa della casta” la definisce Giuseppe Conte. Il nodo più grosso, almeno per il momento, sembra superato ma non senza fibrillazioni. In mattinata, infatti, si confermava in Transatlantico la notizia che FdI stava valutando gli emendamenti di opposizione sulle preferenze. Vannacci dai social lanciava la sfida: “Siano coerenti, le votino”. Ma dalle parti di FI e della Lega si rispondeva con un fermo no: o si va sull’emendamento su cui c’è un accordo o salta tutta la legge. Ma che i ‘fratelli’ ci abbiano pensato lo confermano in qualche modo anche le parole del sottosegretario Alberto Balboni: “il sub-emendamento è una provocazione, ma il tema c’è e non sarei contrario a soluzioni che amplino” le preferenze, dice.
La premier Giorgia Meloni sui social rivendica: “Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile”






