Ryanair ha registrato ad agosto un altro record di passeggeri trasportati, ma il cherosene a valori elevati spinge la principale compagnia europea ultra low cost a ridurre la sua programmazione invernale di circa 10 mila voli rispetto a quanto previsto e a lanciare l’allarme: la situazione attuale potrebbe portare pure a un’impennata dei prezzi dei biglietti aerei. Nel mirino dei tagli dei collegamenti — e delle frequenze — ci sono diverse tratte che coinvolgono gli aeroporti italiani.
Ryanair ha dichiarato di aver trasportato 22,2 milioni di passeggeri il mese passato, in aumento del 6% rispetto ai 21 milioni di un anno prima. Il tasso di riempimento degli aerei è rimasto invariato, al 96%. Ryanair ha dichiarato di aver operato oltre 120.500 voli sempre ad agosto, anche se «più di 400» sono stati cancellati a causa delle eruzioni dell’Etna che hanno portato alla chiusura dell’aeroporto di Catania per alcuni giorni.
Ma il vettore irlandese, nella nota sui dati di traffico, annuncia di aver tagliato l’obiettivo di traffico per l’intero esercizio (aprile 2026-marzo 2027) a 214 milioni di passeggeri (dai 216 milioni precedenti) per ridurre la propria esposizione ai prezzi del carburante non coperti dagli strumenti finanziari durante i mesi invernali (il 20%), solitamente meno redditizi e dove quasi tutte le aviolinee perdono soldi che poi recuperano in estate.
La compagnia non specifica quanti voli né quali rotte verranno tagliate, ma le riduzioni avverranno tra novembre 2026 e marzo 2027. Prendendo in esame l’andamento di novembre 2025-marzo 2026, sulla base dei numeri forniti dalle piattaforme specializzate consultate, diversi collegamenti tra gli scali italiani (Roma Ciampino, Bergamo, Milano Malpensa, Venezia) e Londra Stansted hanno registrato perdite nette di 2,7-4,7 milioni di euro e potrebbero essere oggetto di interventi. Ma lo stesso potrebbe valere pure per tratte come Bari-Weeze o Roma-Gran Canaria, con margini in rosso significativo.
Ryanair calcola che la modifica della programmazione ridurrà le perdite per un importo compreso tra 70 e 100 milioni di euro. Nell’ultimo periodo invernale il rosso complessivo è stato di 600 milioni. Non solo. La low cost dichiara di aspettarsi un aumento «consistente» delle tariffe per i voli a breve raggio — quelli del suo segmento — se i prezzi del petrolio dovessero rimanere alti, «poiché alcuni concorrenti meno protetti da coperture finanziarie faranno fatica a mantenere l’offerta o persino a sopravvivere la prossima stagione invernale», si legge nella nota.
«Stimiamo che questa misura ridurrà la crescita dei posti offerti intra-Europa nel quarto trimestre solare 2026 dal 3% attualmente programmato a circa il 2% su base annua», scrive in una nota Savanthi Syth, analista di Raymond James. «Riteniamo si tratti di uno sviluppo favorevole per Ryanair. Da notare che Ryanair ha confermato le indicazioni fornite a luglio sulle tariffe base per il secondo trimestre fiscale 2027 (trimestre chiuso a giugno), previste in modesto calo su base annua».
La decisione della low cost sui collegamenti tra novembre e marzo nonostante un agosto da record di passeggeri. Il jet fuel costa l’80% in più.
Alex Irving, analista di Bernstein, ricorda che Ryanair ha acquistato a prezzi calmierati l’80% del cherosene necessario nel periodo aprile 2026-marzo 2027, ma quel dato scende al 15% nei dodici mesi successivi. Se il carburante dovesse restare a 1.300 dollari alla tonnellata ancora a lungo, e senza un’estensione delle coperture finanziarie, Ryanair vedrebbe la propria fattura energetica quasi raddoppiare nell’arco di due anni, dai 5,42 miliardi di aprile 2025-marzo 2026 a 10 miliardi nel periodo aprile 2027-marzo 2028, stando alle stime del Corriere e a parità di offerta di voli.
I prezzi del jet fuel nell’Europa nord-occidentale hanno registrato una media di quasi 1.300 dollari a tonnellata ad agosto, in aumento di circa l’80% su base annua, secondo le valutazioni di Argus. Questo frena le compagnie aeree del continente dall’acquistare il carburante necessario nel 2027 e 2028 ai valori correnti proprio perché sono economicamente insostenibili. Ma più il cherosene resta a questi valori, più si riduce la quota di «tutela» dal caro-petrolio e più le aviolinee devono decidere cosa fare: se scaricare le spese extra sui biglietti oppure ridurre i voli.






