Senza stipendio da undici mesi. Così si ritrovano i nove dipendenti del Consorzio Intercomunale Tindari Nebrodi di Patti. Sette mensilità le deve pagare l’ente e quattro la Regione. Non dimenticando come alcuni Comuni che fanno parte del consorzio da anni non pagano le loro quote e dunque non impinguano il bilancio, circostanza che sarebbe stata utile, in caso di versamento, a ridimensionare il carico degli arretrati. Una situazione drammatica a cui i dipendenti, fra affitto, mutui, bollette e via discorrendo da pagare, ci hanno ormai fatto il callo, nella consapevolezza che ogni anno vengono retribuiti, se tutto va bene, prima che la Ragioneria della Regione vada in ferie e cioè prima del 10 agosto. Altrimenti se ne parla a settembre, sempre se tutto va bene, perché è capitato di percepire le mensilità arretrate anche dopo. Si sono ormai perse negli anni – e nessuno dei dipendenti, infatti, le considera più – le promesse di risolvere l’annosa problematica riguardante i ritardi nei pagamenti. Ogni anno è la stessa storia; maturati gli arretrati, con i lavoratori e le loro famiglie sempre più allo sbando, nessuno si interessa di questo problema, come se dovesse risolversi da solo. Ma c’è chi anche afferma che i soldi non sono poi una priorità – come se i dipendenti e loro famiglie campassero d’aria – e che prima o poi i soldi arriveranno, dunque bisogna sopportare questo andazzo. Se i lavoratori e le loro famiglie si trovano in difficoltà estrema, evidentemente, per qualcuno è una questione secondaria. Si è appreso poi dal consorzio che di recente sia stato effettuato un viaggio a Palermo, per verificare lo sblocco di questa vertenza, ma è tornato con un pugno di mosche. E mentre permane lo stallo, passa il tempo, la situazione è sempre più insopportabile e così si è arrivati ad undici mesi e non è escluso che questo andazzo continui. Si può aspettare così tanto per percepire la propria retribuzione? Possibile che dopo anni e anni questa situazione non accenni a sbloccarsi? I dipendenti e le loro famiglie non sanno più a che santo votarsi, ma sono consapevoli che se a stretto giro i pagamenti non dovessero sbloccarsi, si vedranno costretti a ricorrere alle vie legali.






