Importante passo avanti per la sicurezza e il monitoraggio sismico nell’area dello Stretto. È stata completata, infatti, nelle città di Messina e Reggio Calabria l’installazione delle nuove reti degli Osservatori Sismici Urbani (OSU), sviluppate dal Centro di Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nell’ambito del progetto PNRR MEET.
Si tratta di uno dei più importanti interventi nazionali dedicati al monitoraggio sismico urbano in tempo reale, con l’obiettivo di osservare e analizzare il comportamento del suolo e degli edifici durante gli eventi sismici in una delle aree a più elevata pericolosità del Mediterraneo.
Le reti sismiche urbane dello Stretto comprendono attualmente 38 stazioni accelerometriche: 23 installate a Messina e 15 a Reggio Calabria. Le apparecchiature sono state collocate prevalentemente all’interno di istituti scolastici di ogni ordine e grado, grazie alla collaborazione dei Comuni e degli enti territoriali coinvolti.
Le stazioni, integrate con la Rete Sismica Nazionale e Regionale dell’INGV, sono dotate di sensori accelerometrici ad alta dinamica e sistemi di acquisizione avanzati che consentono la trasmissione continua dei dati alle Sale Operative dell’Istituto.
Il sistema permetterà il monitoraggio in tempo reale dello scuotimento sismico e l’analisi della risposta sismica locale delle aree urbane e degli edifici scolastici monitorati, offrendo dati preziosi per comprendere gli effetti dei terremoti e migliorare gli strumenti di prevenzione e gestione delle emergenze.
“Gli Osservatori Sismici Urbani rappresentano una nuova generazione di infrastrutture capaci di osservare il moto del suolo direttamente all’interno delle città”, ha spiegato Fabio Florindo, presidente dell’INGV. “Queste reti consentono di migliorare la conoscenza degli effetti locali e di rafforzare gli strumenti operativi per la gestione dell’emergenza e la mitigazione del rischio”.
A differenza delle tradizionali reti sismiche, progettate principalmente per localizzare i terremoti, gli OSU consentono infatti di studiare la distribuzione dello scuotimento a scala urbana, mettendo in evidenza le differenze legate alle caratteristiche geologiche del territorio, agli effetti di sito e alla risposta delle infrastrutture.
Secondo Domenico Patanè, dirigente di ricerca dell’INGV e coordinatore scientifico del CMSU, il monitoraggio continuo rappresenta “uno strumento complementare sempre più importante nell’ambito della prevenzione e della mitigazione del rischio sismico”, soprattutto nelle scuole e negli edifici strategici.
Le esperienze avviate nello Stretto si inseriscono in un più ampio percorso tecnologico e scientifico già sviluppato dall’INGV a Catania e nell’area dei Campi Flegrei, confermando l’impegno dell’Istituto nella realizzazione di sistemi avanzati di osservazione sismica e supporto alla protezione civile.






