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Formazione salvavita senza barriere: l’appello di Antonella Rigano

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In una società che punta sempre più sull’inclusione e sulla sicurezza, non può esserci per barriere che limitano l’accesso alla formazione salvavita. È questo il messaggio forte lanciato da Antonella Rigano, presidente dell’associazione Global Social Inclusive ASD , che richiama l’attenzione su una problematica spesso sottovalutata ma di grande importanza sociale: la possibilità per le persone con disabilità, così come per ipovedenti e non vedenti, di partecipare liberamente ai corsi per l’utilizzo del defibrillatore e di altre attrezzature di primo soccorso.

Secondo Rigano, in Sicilia questa opportunità è ancora troppo spesso negata o fortemente limitata, creando una disparità evidente rispetto ad altre regioni d’Italia dove, invece, percorsi formativi realmente inclusivi sono già una realtà consolidata.

Non si può parlare di inclusione solo a parole – sottolinea Rigano – se poi si impedisce a una persona con disabilità di apprendere competenze fondamentali che possono salvare una vita. Il defibrillatore non è uno strumento riservato a pochi, ma un presidio di sicurezza che dovrebbe essere conosciuto e accessibile a tutti”.

Il tema tocca un aspetto centrale della vita quotidiana: l’autonomia. Sapere come intervenire in caso di emergenza, conoscere le manovre basilari di primo soccorso e saper utilizzare un DAE (Defibrillatore Automatico Esterno) significa non soltanto poter aiutare gli altri, ma anche sentirsi parte attiva della comunità, senza essere esclusi da percorsi formativi che dovrebbero essere universali.

L’associazione evidenzia come, paradossalmente, proprio chi vive quotidianamente una condizione di fragilità o di maggiore attenzione alla salute venga spesso escluso da questi corsi, a causa di regolamenti poco aggiornati, pregiudizi o semplicemente per mancanza di una reale progettazione inclusiva.

Eppure, in molte città italiane, corsi adattati e accessibili dimostrano che l’inclusione è possibile: materiali didattici dedicati, istruttori formati, supporti specifici per non vedenti e ipovedenti, percorsi personalizzati per persone con diverse abilità. Strumenti concreti che permettono di abbattere le barriere e garantire pari opportunità.

L’appello di Antonella Rigano vuole dunque aprire un dibattito serio e costruttivo, coinvolgendo istituzioni, enti di formazione, associazioni e operatori sanitari affinché anche in Sicilia si possa compiere un passo importante verso una società più giusta.

Non chiediamo privilegi – ribadisce – ma diritti. La possibilità di imparare a usare un defibrillatore o altri strumenti salvavita deve essere garantita a tutti, senza distinzione. L’emergenza non guarda la disabilità, e nemmeno la formazione dovrebbe farlo”.

Una riflessione che va oltre il semplice corso tecnico e diventa una questione di civiltà. Perché l’inclusione vera si misura proprio nelle opportunità quotidiane, in quelle che sembrano piccole ma che, in realtà, possono fare la differenza tra sentirsi spettatori o protagonisti della propria vita.

E quando si parla di strumenti che possono salvare una vita, l’accessibilità non dovrebbe mai essere considerata un’opzione, ma una priorità assoluta.